“Notte dei patrimoni Unesco”: Agrigento culla della civiltà e dell’inclusione

Popoli, culture, tradizioni, profumi e sapori diversi:
quando si pensa alla Sicilia non si può far altro che soffermarsi sull’importanza e la centralità che questa terra ha avuto nel corso dei secoli. Polo attrattivo per sviluppo e commerci, culla di numerose civiltà, dagli antichi greci ai romani, dagli arabi ai normanni sino ai giorni nostri, massima espressione del concetto di accoglienza e di mescolanza tra genti. Ogni scorcio, ogni angolo, ogni singolo dettaglio profuma di storia, una storia che narra di dominazioni, di usanze, di pratiche che si sono susseguite e amalgamate nel tempo.

Agrigento, capitale dell’accoglienza e della fratellanza

È ciò che succede ad Agrigento, città in cui il tempo sembra fermarsi e in cui storia e modernità si uniscono e si rispettano a vicenda. Città che, attraverso l’organizzazione del Festival del Mandorlo in fiore, rinnova ogni anno la sua volontà di ergersi a capitale dell’accoglienza e della fratellanza tra popoli, ribadita in maniera ancor più marcata nella 74° edizione con la classica “Fiaccolata dell’amicizia” e con l’organizzazione della “Notte bianca dei patrimoni Unesco”, un evento importantissimo e molto suggestivo per promuovere la pace, la comprensione e la comunicazione fra popoli che ha raccolto espressioni della cultura orale e immateriale di tutto il mondo, classificate e riconosciute dall’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’educazione, la scienza e la cultura come patrimonio dell’umanità, al pari di siti e aree naturali e archeologiche, e di cui anche il “Mandorlo in fiore” fa parte.

Fraternità, solidarietà, amicizia, pace, ma anche tradizione, folklore, intrattenimento ed esibizione: tutto ciò è stata la Notte dei patrimoni, con le rappresentanze dei vari paesi ospitati che hanno dato vita a spettacoli unici nel loro genere, ciascuno con le proprie origini particolari e i loro significati. Rituali che esprimono unione, intesa, poesia, che esaltano la fertilità, che mettono in mostra antiche leggende, che sono legati a eventi naturali e divinità, che esprimono e che sono simboli del dialogo interculturale e del rispetto reciproco dei diversi modi di vivere e di interpretare il mondo che ci circonda.

Schiavitù e tradizioni: i colori e le danze della Bolivia

Costumi variopinti e tematiche molto forti sono alla base delle danze proposte dai vincitori del Tempio d’Oro della 74° edizione del Mandorlo in fiore, i sudamericani della Bolivia, che con abiti e balli sempre diversi, legati ognuno ad una specifica stagione e a un ciclo climatico del loro paese, hanno raccontato sia il periodo storico precoloniale, sia quello della colonizzazione spagnola avvenuta nel 1500. Particolarmente importante la danza dedicata agli schiavi africani deportati in Sud America dagli spagnoli per lavorare nelle miniere, in cui ogni movimento, ogni accessorio e indumento indossato sono volti a simboleggiare e accentuare lo stato di prigionia e di maltrattamento estremo che vigeva. “I personaggi principali di questa danza – racconta con passione la portavoce boliviana – hanno la maschera nera e raffigurano gli operai africani in schiavitù. È un ballo molto bello da vedere e sentire, ma narra un momento molto triste della nostra storia”.

Temi pesanti, ma anche tradizioni e riti tramandati tra generazioni, come quelli della cultura delle comunità boliviane Yampara, in cui gli anziani insegnano ai più giovani coreografie e conoscenze musicali che esprimono il significato dell’eterno passaggio della vita tra due entità che impersonificano l’alternarsi delle stagioni e che si completano a vicenda: il demoniaco Pujllay, legato all’umido delle piogge e, simbolicamente, al rinnovamento e all’abbondanza di vita, e Ayarichi, regolatore dell’ordine e del cosmo e legato al periodo asciutto e della mietitura, espressione della conservazione della vita.

I “Voladores” messicani: fiato sospeso per gli uomini volanti

Insieme alla Bolivia, il Messico è stato il gruppo che ha più emozionato e interessato gli agrigentini e non solo durante la Notte dei Patrimoni, tenendo tutti letteralmente con gli occhi al cielo e stupefatti con l’esibizione dei “Voladores”, gli uomini volanti. Un palo lungo svariati metri, una piattaforma girevole in cima, quattro corde, il vuoto intorno: un rito molto antico, risalente al periodo precedente la colonizzazione spagnola e praticato in molti paesi dell’America centrale per rappresentare e invocare la fertilità e la prosperità della terra e dei popoli ed esprimere il rispetto e l’armonia col mondo naturale e spirituale.

Un’esperienza indimenticabile per il pubblico presente, letteralmente rapito da cinque uomini vestiti di bianco e rosso e con copricapi colorati. Quattro di loro, rappresentanti dei punti cardinali e degli elementi, completata l’arrampicata e legatisi alle corde, hanno iniziato una lenta discesa di tredici giri ciascuno, per un totale di 52 rotazioni in cielo, le settimane dell’anno solare. Il quinto uomo, detto “El Caporal”, impersonificazione del sole, dell’armonia e dell’equilibrio dell’universo, è rimasto sulla pedana suonando il flauto e facendo da contrappeso per i compagni. Naso all’insù, fiato sospeso e grande meraviglia durante l’esecuzione del tutto, mista a un po’ di apprensione, sciolta da un lungo e caloroso applauso per uno spettacolo di incredibile bellezza.

La magia del Mandorlo in fiore

Storie da raccontare, valori da riscoprire e diffondere, tante emozioni. Ciascun popolo ha portato un pezzo di sé da condividere con gli altri, da vivere e far vivere. Danze che simulano il combattimento per puro divertimento, cercando l’agilità e non ferendo il compagno, come quella dei Macheteros della Colombia e del Tatheeb dell’Egitto; la poesia popolare e dialettale libanese dell’Al Zajal, che tramite la trasmissione orale unisce strati diversi della comunità e diffonde gli ideali del rispetto, dell’amicizia e della tolleranza per le altrui idee; manifestazioni per affermare l’identità sociale e l’indipendenza, come la Kopachkata ucraina, il Colindat moldavo e i canti corali lettoni.

Non solo questo, ma anche momenti significativi volti all’inclusione e al coinvolgimento di persone meno fortunate, come in occasione dell’evento correlato “Mandorlo for all”, tenutosi al Palacongressi di Agrigento lo scorso 4 marzo 2019. Il Mandorlo in fiore, occasione di incontro e di integrazione fra popoli e culture differenti, si è anche allargato a categorie sociali spesso svantaggiate, quali i disabili.

Denominazione esplicativa per questo esperimento, ripetuto dopo il successo e le emozioni lasciate nella scorsa edizione con l’obiettivo di aprire le porte della kermesse veramente a tutti e permettere di viverne appieno l’atmosfera. A parteciparvi, i membri dell’Associazione “Crescere Insieme”, costituita alcuni anni fa da genitori dei giovani disabili e prodiga all’organizzazione di diverse attività ricreative, educative e ludiche.

Chi vive la disabilità ogni giorno sa quanto possano essere dure le piccole e le grandi cose quotidiane e quanto siano importanti semplici azioni positive. Ragazzi in difficoltà, con disabilità fisiche e motorie o con disturbi comportamentali, ma con tanta voglia di vivere, partecipare e divertirsi, hanno potuto assistere all’esibizione dei gruppi folkloristici provenienti da tutto il mondo in anteprima, con gli occhi e il cuore colmi di stupore e allegria, e cantare e ballare insieme. “Siamo orgogliosi e molto felici di aver riproposto “Mandorlo for all”, manifestazione – ha commentato il direttore dell’Ente Parco Valle dei Templi Giuseppe Parelloche assume una dimensione inclusiva e di forte sensibilizzazione”.

Un evento a tratti molto toccante, per abbattere le barriere, per affermare a gran voce che la disabilità non è un problema o un impedimento, che la volontà e i sogni sono più forti di qualsiasi ostacolo e che nulla può fermare le emozioni. Un momento per gridare al mondo intero che si è tutti uguali, nonostante tutto.

In generale, ciò che ha stupito di più è stata l’atmosfera che si è creata in città: un caleidoscopio di colori, di musiche, di danze e di sorrisi che ha avvolto dapprima la Valle dei Templi e, successivamente, le vie del centro, coinvolgendo attivamente i presenti, e reso speciali ed emozionanti momenti in cui gli stupidi concetti di diversità e disuguglianza spesso alla ribalta, purtroppo, in era contemporanea sono stati totalmente annullati, dimenticati e distrutti dall’effetto travolgente dell’allegria, dell’integrazione, dell’inclusione. Questa è la magia del “Festival del Mandorlo in fiore”, che quest’anno si è rinnovata ancora una volta, forse più di altre, grazie alla “Notte dei patrimoni” e arricchita ancor di più dal “Mandorlo for all“: ogni barriera viene abbattuta, ogni possibile e pensabile differenza cancellata. Resta solo una cosa nell’aria: la voglia, semplicemente, di stare insieme.

Fabio Mangione

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